La città

Dogliani: terra di vini, di artigianato, di antiche fiere, sagre e mercati

Questo paese della Langa, a cavallo tra monregalese ed albese, in una terra che da sempre intrattiene saldi legami con il paesaggio, mantiene ancora oggi la caratteristica fisionomia urbanistica che la storia e la mano dell'uomo hanno disegnato dalle sue origini.Situata in una conca naturale, attorniata da colline dalla conformazione mai uniforme, Dogliani è considerata la capitale delle Langhe sud-occidentali.

L'agglomerato urbano, posto a 300 metri di altitudine sul livello del mare, si estende intorno all'alveo del torrente Rea, affluente di destra del Tanaro nei pressi di Monchiero e si distingue nettamente in due aree edificate: una inferiore, il Borgo, sul fondovalle bagnato dal fiume e una superiore, il Castello. Il paese si presenta quindi con due centri storici ben conservati, simbolo di ciò che qui hanno recato la storia e le vicende dell'uomo: uno più vivace commercialmente e l'altro, sull'altura sovrastante, che conserva, ancora quasi intatta, la sua fisionomia di "ricetto" medioevale.

Dogliani è un ridente paese piemontese, in provincia di Cuneo, di origine preromana, che nel Medioevo è stato un importante borgo fortificato e che territorialmente contrassegna l'estremità sud-occidentale della Bassa Langa settentrionale.

L'agglomerato urbano è costituito essenzialmente da due aree: il rione Castello, ovvero la parte medioevale dell'abitato, situato su di un'altura a 335 metri sul livello del mare e il rione Borgo, che è la parte moderna e più vivace dal punto di vista commerciale della cittadina e che si sviluppa lungo la valle del torrente Rea. Oltre ai due più antichi borghi all'interno della cinta muraria, Borgo e Castello, la Dogliani di oggi è costituita dai borghi periferici Airali, San Quirico e San Rocco, cresciuti grandemente nel dopoguerra.

Il volto della Dogliani di oggi è il risultato della mano esperta di Giovanni Battista Schellino, l'eclettico architetto doglianese che nella seconda metà dell'Ottocento caratterizzò profondamente, con il suo indubbio estro creativo, l'assetto urbanistico della Dogliani dell'epoca.

A partire dal 1852, anno a cui risale il primo progetto della chiesa parrocchiale dei Santi Quirico e Paolo al Borgo e fino al 1887, in cui venne ricostruita la copertura della cupola della chiesa stessa, le opere schelliniane disegnarono la caratteristica fisionomia del paese.

Dogliani è sempre stata un importante centro agricolo, luogo privilegiato per il passaggio e gli scambi, e le sue vigne producono una qualità molto rinomata di vino, resa famosa nell'immediato dopoguerra dallo stabilimento enologico di un altro doglianese illustre, il Presidente della Repubblica dell'epoca Luigi Einaudi e celebrata a settembre da una famosa sagra paesana.

A caratterizzare Dogliani è l'originalità dello stile architettonico, con cui Giovanni Battista Schellino, stravagante agrimensore e architetto autodidatta cresciuto alla Spina, una minuscola frazione della campagna doglianese, nella seconda metà dell'Ottocento segnò il tessuto della città, progettandone il volto monumentale: un tripudio eclettico di cupole neoclassiche e guglie neogotiche, torri medioevali e scenografie wagneriane.

La personalità architettonica di Dogliani non trova infatti rispondenza in Langa, poichè l'eclettismo di questo illustre "urbanista" ha attribuito alla città angoli insoliti e assolutamente estranei ai canoni, agli stili e al senso comune di allora.

Scrivono Andreina Griseri e Roberto Gabetti nel famoso saggio sull'eclettismo «già da lontano appare il Santuario della Madonna delle Grazie, poco oltre i campaniletti, le rosse costruzioni schelliniane sul Castello. Per chi attraversi il ponte sul fiume Rea, la Chiesa dei Santi Quirico e Paolo si presenta defilata secondo una prospettiva da trattato. Sullo sfondo di ciò che resta del convento dei Carmelitani, la mole della chiesa si spezza, ma si "enfatizza", sul grande pronao a colonne laterizie.

Chi segue la provinciale può vedere sullo sfondo, di lato a destra, la mole rossa e compatta dell'Ospedale e poi, girata la curva, la Torre delle scuole e del comune o Torre dei cessi; subito sopra, il borgo Castello con la Torre comunale merlata di Schellino o Torre dell'orologio; poi il Ricovero, dalle traforate occhiaie e dai profondi loggiati a volta.

Arrivando a borgo Castello gli appare la bianca Chiesa dell'Immacolata, un po' occultata dal lavatoio in cemento. Salendo ancora lungo la statale, la cinta del Cimitero schelliniano, con le guglie a cornice dell'ingresso. A poco a poco i Piloni della Via Crucis che accompagnano al Santuario delle Grazie quattordici, tutti tra loro diversi: lo stile richiama il soggetto rappresentato. A metà della salita, sul bivio per Farigliano in alto, la chiesa barocca di Sant'Eleuterio, acrobaticamente conservata fra due grandi muri d'ala ricurvi, costruiti da Schellino. Salendo ancora per la strada della Riviera, l'episodio dei piloni diventa più evidente, nel paesaggio scosceso e libero della Langa: per concludersi così, tra i vigneti, nel Santuario della Madonna delle Grazie».

Dogliani è sempre stata un importante centro agricolo ed ancora oggi, nonostante una positiva crescita dell'artigianato locale, è fortemente caratterizzata da una economia tradizionale: sulla cittadina gravitano una decina di comuni minori e il suo mercato diventa punto di incontro e di trattative per l'intera produzione dell'area.

Gli uomini rimasti fedeli alla vigna sembrano infatti aver fatto tesoro degli insegnamenti che Luigi Einaudi, l'illustre economista e statista, Doglianese di fatto, che tra il 1945 e il 1948 ridisegnò l'Italia e che in seguito divenne il primo Presidente della Repubblica fino al 1955, annotava negli appunti dedicati alla conduzione aziendale: «Si vive con il frutto del proprio lavoro personale. Se c'è un reddito..., prima bisogna pensare a rinnovare i piantamenti... e fare tutti i vari lavori di conservazione e miglioramento dei terreni e delle case rustiche». La lezione è stata fatta propria dai vitivinicoltori e cantinieri Doglianesi. Infatti, nonostante la struttura aziendale sia per lo più minuta, la sua organizzazione è di tipo imprenditoriale e gli investimenti operati in vigneto e in cantina sono orientati a ottimizzare la qualità delle produzioni. Per i vignaioli della Langa doglianese, secoli di storia del loro vino non costituirebbero motivo di orgoglio se oggi il Dogliani non fosse presente in tutti i luoghi dove si tratta vino di qualità.